TU CHIAMALE EMOZIONI
22 Settembre 2008 – 09:34Questa fine estate ci ha dato diversi motivi per emozionarci per fenomeni di carattere ambientale: grande commozione e partecipazione anche dei mezzi d’informazione per la vicenda degli orsi polari alla deriva nell’Artico, originata dallo scioglimento dei ghiacci della calotta polare e dalla conseguente apertura del famoso passaggio a Nord Ovest, che ci ha colpito anche grazie ad una notevole copertura mediatica.
Poi sono arrivati gli uragani Gustav Hanna Ike. Preoccupazione e notizie rassicuranti si sono alternate: distruzione nei carabi ma pochi danni almeno per i primi due negli Stati Uniti.
Certo qualche organo di stampa ha scritto che ci sono stati almeno 300 TRECENTO morti ad Haiti, ma maggiore attenzione l’ha avuta Cuba (forse qualcuno sperava che l’uragano spazzasse via anche Castro), che ha mostrato comunque una buona organizzazione se si è riusciti a far evacuare 1.000.000 di persone contenendo i decessi a 4 QUATTRO.
Per giorni abbiamo avuto decine di servizi tesi a scoprire se la furia di Gustav avrebbe influito sullo svolgersi della convention repubblicana, salvo poi dimenticarsi completamente dei suoi effetti una volta scampato il pericolo. E poi di nuovo grande attenzione ad Ike e ai suoi effetti su Huston e i circa 30 TRENTA morti nel Texas, ancora una volta i più poveri, quelli che non hanno potuto o voluto abbandonare quel poco che avevano temendo di non ritrovarlo più.
Ora non voglio fare qui una gerarchia tra queste notizie, ognuno di noi ha i suoi valori ed è in grado di valutare l’impatto dei media sulla realtà delle cose, le scelte che fanno nel far crescere o scemare l’attenzione ma quello che invece in questa sede voglio evidenziare è come tutti questi eventi ci affermano che qualcosa di molto grave sta accadendo e che non c’è più tempo per discutere bisogna agire.
I cambiamenti climatici ci sono, sono una realtà certificata da tutto il mondo scientifico! Non è ancora certo se l’uomo e il modello di sviluppo degli ultimi anni siano gli unici responsabili o se ci sia anche una componente ciclica, ma in ogni caso se vogliamo almeno rallentare un processo che può portare a drammatici sviluppi per il futuro dell’umanità, dobbiamo agire ora.
Non basta emozionarsi e poi riprendere la propria vita come se nulla fosse, bisogna cambiare le proprie scelte e chiedere che cambino anche le scelte di chi governa.
Proprio in questi giorni si chiude il progetto “Roma per Kyoto” il tentativo di dimostrare che anche gli enti locali possono fare molto per lottare contro i cambiamenti climatici, con le loro scelte e con la possibilità di coinvolgere i portatori d’interessi diffusi della città, dai sindacati alle grandi aziende, dalle associazioni del commercio ai rappresentanti della piccola impresa, dalle associazioni degli imprenditori alle università e centri di ricerca.
Continuerà l’impegno di Roma per la lotta ai cambiamenti climatici?
Le prime scelte sulle questioni ambientali della giunta Alemanno sembrano andare in direzione opposta. Avremo occasione di riparlarne, ma intanto non fermate il vostro impegno per Kyoto, per il futuro delle prossime generazioni.